In tanti me lo chiedono e tutt’ora qualche volta me lo chiedo anche io: come diventare traduttore e interprete professionista? Be’ un percorso formativo adeguato sicuramente è la base di questa professione ma ovviamente non basta, è necessaria tanta curiosità, voglia di confrontarsi con l’altro, lo sconosciuto, il non abituale. Non deve mancare tanta pazienza e la capacità di mettere in relazione persone, mondi, realtà diverse. Almeno questa è la mia visione di questo mestiere e la mia personalissima esperienza.
La mia prima esperienza con una lingua straniera
Il mio primo ricordo legato a una lingua straniera risale a quando avevo solo sei anni. Una sera, per farmi addormentare, mia madre aveva acceso una radiolina ereditata da suo padre, un oggetto che adesso non esiteremmo a definire “vintage”. Pur essendo un apparecchio piuttosto rudimentale, era capace, non so come, di sintonizzare canali di paesi vicini. Dai forellini sulla sua superficie prendevano il volo suggestive melodie in arabo, che alla mia mente da bambina facevano immaginare mondi incredibili e affascinanti.

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Da quel momento in poi, ogni sera accendevo la radiolina per tuffarmi in quelle atmosfere evocative e farmi coccolare da voci e strumenti esotici, finché non mi abbandonavo al sonno. Tuttora, quando ci ripenso, non posso evitare di rivivere le stesse sensazioni di pace, serenità e sicurezza che provavo ascoltando quelle musiche. Fu il mio primo contatto con una cultura straniera e solo il punto di partenza.
La mia prima insegnante di inglese
All’età di 8 anni, conobbi Hannah, l’insegnante madrelingua inglese della mia scuola. Fu amore a primo ascolto. Mi incuriosiva tantissimo quella lingua così diversa, ma c’era dell’altro. Hannah appariva diversa da tutto ciò che conoscevo fino a quel momento in tutti gli aspetti: il modo di vestire, di muoversi, di interagire. Stavo scoprendo una cultura differente dalla mia e ne ero completamente ammaliata. Senza esserne consapevole, dentro di me avevo già deciso a cosa mi sarei dedicata da grande.
Come ho coltivato la mia passione
Negli anni successivi, scoprii in televisione la figura dell’interprete e poco a poco iniziai a comprendere la funzione trascendentale che svolge la traduzione in tutti gli aspetti della vita. Sapevo di aver trovato il lavoro per me.
Mi iscrissi al liceo linguistico e poi alla Scuola Interpreti e traduttori, che completai con il massimo dei voti. Dopo varie esperienze lavorative in Italia, Irlanda e in Spagna, dove risiedo attualmente, decisi di dedicarmi alle traduzioni professionali in modo indipendente.
Tradurre per me significa unire culture, eliminare barriere, arricchirsi e arricchire l’anima dell’altro. Uno scambio tra pari che non ha mai fine. Un riconoscimento della ricchezza e del valore di ogni cultura, paese, società. Il rispetto massimo per ogni cosa che non ci è immediatamente familiare. L’apertura degli orizzonti, la sete infinita di esperienze. Abbracciare la diversità per creare valore insieme.